(di Lucia Magi)
Hollywood è pronta a
incoronare i suoi campioni della tv: domenica al Peacock Theatre
di Downtown Los Angeles si assegnano gli Emmy Awards,
l’equivalente televisivo degli Oscar, con la sfida per la
miglior serie drammatica ancora aperta.
Il thriller fantascientifico di Apple TV+ ‘Severance’ parte
in pole position con 27 candidature, incalzato dal medical drama
di Hbo ‘The Pitt’, che ne ha raccolte 13. I numeri sembrano
indicare un consenso maggiore attorno alla seconda stagione di
‘Severance’, ma le voci danno in rimonta il ritorno al camice
bianco di Noah Wyle (il dottor Carter di ‘ER – Medici in prima
linea’). Le statuette per le altre due categorie principali –
commedia e miniserie – sembrano invece destinate alla satira
hollywoodiana di ‘The Studio’ e all’intensa serie Netflix
‘Adolescence’. La cerimonia dura tre ore e comincia alle 17 di
domenica a Los Angeles (le 2 di notte in Italia, con la diretta
di Sky Atlantic).
Per la migliore attrice drammatica spicca Kathy Bates con
‘Matlock’, a dimostrazione che i reboot non devono per forza
essere deludenti. Come miglior attore è in corsa Noah Wyle, che
oltre a produrre è anche il volto, il cuore pulsante, di ‘The
Pitt’. Il suo personaggio è anomalo rispetto alle serie più
premiate degli anni passati – da ‘I Soprano’ a ‘Mad Men’, da
‘Breaking Bad’ a ‘Succession’ – tutte incentrate su antieroi.
Quello che Wyle fa in ‘The Pitt’ è quasi rivoluzionario:
costruisce un personaggio buono e magnetico che ti spinge a
voler essere migliore.
Nella categoria femminile, ci sono quattro candidate da ‘The
White Lotus’: un apparente vantaggio per la terza stagione della
serie sui vacanzieri americani che però rischia di disperdere i
voti dei 20 mila membri della Television Academy. Questo
potrebbe favorire Katherine LaNasa, la caposala resiliente che
tiene in piedi il pronto soccorso iperrealistico rappresentato
in ‘The Pitt’. Molti però pensano che sarà Carrie Coon a
spuntarla: la più complessa e tormentata delle tre cinquantenni
in vacanza nello show di Mike White potrebbe alzare la statuetta
dorata per il toccante monologo sull’amicizia dell’episodio
finale. Sul fronte maschile, quotato per lo stesso premio, c’è
Tramell Tillman, signor Milchick, il soldato più fedele di Lumon
in ‘Severance’.
Tra le commedie, ‘The Studio’ sembra senza rivali. La serie
di Apple tv riesce a essere divertente, spietata e allo stesso
tempo affettuosa nel suo sguardo sui compromessi d’obbligo a
Hollywood. Forte di 23 nomination, record assoluto per una serie
al debutto, porterà probabilmente a casa la vittoria anche per
il protagonista (e creatore) Seth Rogen, che scalzerebbe Martin
Short, esilarante e tenero in ‘Only Murders in the Building 4’.
Jean Smart, la matura comica di ‘Hacks’, ha già vinto per tutte
e tre le passate stagioni e sembra inarrestabile anche
quest’anno. La sua co-star, Hannah Einbinder, potrebbe
conquistare la sua prima statuetta come attrice di supporto.
Attenzione anche a Catherine O’Hara, che tiene alta la
competizione con il suo ruolo da navigata produttrice in ‘The
Studio’. Tra gli uomini candidati come non protagonista,
potrebbe essere l’ultima occasione per Harrison Ford, 83 anni,
con ‘Shrinking’. Anche se molti puntano sullo straordinario Ike
Barinholtz, il numero due di Rogen ai Continental Studios.
Nel campo delle miniserie, la contesa è tra ‘Adolescence’ di
Netflix e ‘The Penguin’ di HBO. La prima è favorita come miglior
opera e per gli attori di supporto, con la psicologa
interpretata da Erin Doherty e soprattutto l’adolescente Owen
Cooper, definito dal co-creatore Stephen Graham “il prossimo
Robert De Niro”. I migliori protagonisti sembrano già scritti:
Colin Farrell per il ruolo del nemico di Batman, che gli è valso
SAG e Golden Globe a gennaio; la sua collega Cristin Milioti,
che nei premi assegnati da attori e stampa internazionale è
stata battuta da Jessica Gunning di ‘Baby Reindeer’ (che però
rientrava all’edizione scorsa degli Emmy).
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