Che influenza hanno i soldi sull’amore? Quanto contano gli asset materiali — aspetto, istruzione, famiglia di provenienza e persino altezza — sui sentimenti? Per Lucy, la protagonista di Material Love (interpretata da Dakota Johnson), che di professione combina appuntamenti tra sconosciuti a New York, l’amore è una questione matematica: cosa puoi dare e cosa puoi ricevere, le aspettative si basano su calcoli molto pratici. Il matrimonio è un contratto, le affinità sono prevedibili, programmabili, le coppie nascono in provetta sulla base di un algoritmo.
Material Love è il nuovo film di Celine Song, che ci aveva già conquistati con Past Lives: se lì la regista si interrogava sul peso del passato e del destino sull’amore, qui si concentra sui soldi. Sotto l’aria da commedia romantica un po’ svagata – siamo dalle parti di Nora Ephron – scorre però una riflessione profonda: davvero oggi regge ancora la fiaba dei due cuori e una capanna? Il capitalismo dei sentimenti è cinismo, è la morte del romanticismo, o è una presa di coscienza di quel che siamo e possiamo essere, un semplice atto di realismo? Sono tutte domande che Lucy inizialmente neanche si fa, perché segue ciecamente il suo credo materialista, finché si trova nella situazione in cui a scegliere è lei: tra l’ex grande amore ma squattrinato (Chris Evans) e il miliardario fascinoso, l’«unicorno» (Pedro Pascal). La mente e la matematica suggeriscono il secondo, ma il cuore è uno zingaro, lo sappiamo.

