Il Parlamento europeo ha dato il via libera alle modifiche del meccanismo di adeguamento alle frontiere (Cbam, Carbon border adjustment mechanism): lo strumento con cui Bruxelles intende evitare la “fuga del carbonio” e garantire condizioni eque di concorrenza per le industrie europee. Con 617 voti favorevoli, 18 contrari e 19 astensioni, l’Aula ha approvato una riforma che alleggerisce in modo significativo il carico burocratico per migliaia di piccole e medie imprese, senza ridurre l’ambizione climatica del meccanismo. Il cambiamento più rilevante riguarda l’introduzione di una nuova soglia minima (de minimis): gli importatori che introducono nell’Ue fino a 50 tonnellate annue di merci coperte dal Cbam non saranno soggetti agli obblighi di rendicontazione e pagamento. La misura sostituisce la precedente esenzione legata al valore “trascurabile” delle merci e libera da incombenze amministrative circa il 90% degli importatori, soprattutto Pmi e operatori occasionali.
Resteranno comunque sotto controllo quasi tutte le emissioni. La Commissione ha sottolineato che il 99% della CO2 legata alle importazioni di ferro, acciaio, alluminio, cemento e fertilizzanti continuerà a rientrare nell’ambito del Cbam. Il meccanismo, dunque, non perde efficacia ambientale: restano previste clausole anti-elusione e presidi per impedire tentativi di aggiramento della norma, ad esempio frazionando le spedizioni. Le modifiche introdotte dal pacchetto “Omnibus I” riguardano anche le procedure per gli operatori soggetti al regime. Vengono semplificati i processi di autorizzazione, calcolo delle emissioni, verifiche indipendenti e responsabilità finanziarie dei dichiaranti autorizzati, con l’obiettivo di rendere il sistema più snello e accessibile.
“Il Cbam è stato concepito per prevenire la delocalizzazione delle emissioni e proteggere industrie strategiche come acciaio, alluminio, cemento, fertilizzanti, elettricità e idrogeno – ha dichiarato il relatore Antonio Decaro (S&D, Italia) dopo il voto – Abbiamo accolto le richieste delle imprese di semplificazione, mantenendo però intatta l’ambizione climatica: il 99% delle emissioni continuerà a essere coperto, mentre favoriamo la competitività e la crescita delle aziende europee. Restiamo impegnati in una transizione giusta e nella neutralità climatica entro il 2050”. Il testo dovrà ora ricevere l’approvazione formale del Consiglio. Entrerà in vigore tre giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione.
Il Cbam, partito in fase transitoria nel 2023, è una misura chiave della politica climatica europea: perché equipara il costo del carbonio dei prodotti realizzati nell’Ue sotto il regime Ets, il principale strumento europeo di riduzione della CO2, a quello dei beni importati, incoraggiando anche i Paesi terzi a rafforzare le proprie politiche ambientali. Entro l’inizio del 2026 la Commissione valuterà se estendere il campo di applicazione ad altri settori e come supportare gli esportatori europei più esposti al rischio di perdita di competitività sui mercati globali.

