CHIARA MIRELLI
La sostenibilità è un altro pilastro della filosofia Urbani: «Un grande impulso lo ha dato mio figlio Francesco, che già a 16 anni propose di creare un vivaio di piante da tartufo. Oggi produciamo circa 200.000 alberi l’anno. Questo ci permette di assorbire CO₂, ma soprattutto di reintegrare la coltivazione laddove il tartufo stava scomparendo. In Umbria, oltre 200 agricoltori hanno piantato tartufaie: un progetto che unisce tutela ambientale e sviluppo locale». Tra i racconti più affascinanti legati alla storia di Urbani Tartufi non mancano episodi che intrecciano diplomazia e curiosità gastronomiche. Uno su tutti riguarda il legame con gli Stati Uniti, dove il tartufo è diventato non solo un prodotto di lusso ma anche un simbolo di amicizia e prestigio internazionale: «Fu un’idea del mio bisnonno: regalare ogni anno un grande tartufo al Presidente. All’inizio era quasi un’operazione di marketing, perché i pezzi molto grandi sono difficili da vendere. Poi è diventata una tradizione che ci ha portato fino alla Casa Bianca, con inviti ufficiali e lettere di ringraziamento. Oggi è un gesto simbolico che ha reso il tartufo un ambasciatore dell’Italia nel mondo».
Il percorso personale di Olga Urbani rappresenta un modello per molte giovani donne che desiderano intraprendere un’attività imprenditoriale. La sua esperienza dimostra come la determinazione, da sola, non sia sufficiente se non accompagnata da competenze solide e da una specializzazione capace di rendere unico il proprio contributo. Nel suo caso lo studio delle lingue, la curiosità e la volontà di acquisire competenze diverse da quelle paterne le hanno permesso di costruirsi uno spazio autonomo all’interno dell’azienda di famiglia: «Bisogna essere determinate, ma la determinazione non basta senza competenze. Io mi sono costruita un ruolo imparando cose che mio padre non sapeva fare. Parlo quattro lingue, e questo mi ha dato un vantaggio. Bisogna specializzarsi, diventare indispensabili, ma senza dimenticare di valorizzare le persone che lavorano con te». Al centro del suo approccio c’è però anche una forte attenzione alle persone: la convinzione che un’impresa possa crescere solo se valorizza i talenti e le energie di chi ci lavora, trasformando la comunità aziendale in una vera e propria famiglia.
Guardando al futuro, la strategia di Urbani Tartufi si muove su più direttrici. Gli Stati Uniti restano un mercato di riferimento, con un’attenzione particolare verso aree in forte crescita come il Texas, dove la cultura gastronomica sta evolvendo rapidamente e c’è grande apertura verso ingredienti di eccellenza. Parallelamente, lo sguardo è rivolto all’Asia, e in particolare all’India: contesti complessi, con gusti e tradizioni culinarie molto diversi da quelli europei, ma che rappresentano bacini straordinari di sviluppo per chi sa proporre prodotti di qualità legati a un forte storytelling. A sostenere questa espansione ci sarà l’innovazione, intesa sia come ricerca costante di nuovi modi di valorizzare il tartufo, sia come attenzione alle pratiche sostenibili che garantiscano continuità a un prodotto sempre più prezioso. La sfida, per Olga Urbani, è dunque coniugare radici profonde e visione globale, affinché il tartufo italiano continui a essere ambasciatore del made in Italy nel mondo.

