Bolzano. L’anno scolastico 2025/2026 sarà privo di telefonini: vietati in classe e in corridoio, in tutte le scuole di ogni ordine e grado. A stabilirlo una nota ministeriale uscita quest’estate, accompagnata da lunghi studi su quanto dannoso sia l’utilizzo degli smartphone, tanto da escluderli anche per «fini didattici». Questa è la teoria. Poi c’è la pratica: nella giungla della quotidianità scolastica non è facile privare i ragazzi di uno strumento che ha monopolizzato la vita di tutti (anche degli adulti). Libero arbitrio a ogni istituto su come provarci: al Toniolo, ad esempio, si sperimentano armadietti con apertura wireless dove chiudere a chiave i dispositivi. Al Pascoli, si sceglie la via del dialogo: «Il liceo ha deciso di elaborare un regolamento insieme ai e alle rappresentanti degli studenti e delle studentesse per mettere il focus su responsabilità condivisa, rispetto delle regole, autonomia», sottolinea la dirigente Sabine Giunta.
Tra la maggior parte dei ragazzi c’è scetticismo. «Vietati o no si usano lo stesso – sospira Andrea Paiusco, che frequenta la quinta al liceo Pascoli – Il rischio con un divieto troppo duro è di instaurare il meccanismo opposto. Siamo ragazzi dai 15 ai 19 anni, come si può pensare di responsabilizzarci togliendoci il telefono?»
Divieto, favorevoli e contrari
La nota del Ministero è arrivata a tutti, in Alto Adige si recepiscono le norme, ma si lascia la scelta al singolo istituto. Questo, a detta degli studenti è corretto, ma crea un po’ di confusione. «Non sappiamo ancora nulla», sorride Anna Gaia Modena, studentessa di quarte superiore al Pascoli. Lei, come tantissimi suoi coetanei, sfrutta il telefono come alleato. «Facciamo le foto alla lavagna per non perderci gli schemi». E non cadete in tentazione di scrollare? «Se una lezione è noiosa e magari sei già stanco di tuo viene l’impulso di guardare il telefono – ammette Elena Scaramuzza- I professori devono essere più interessanti del telefonino».
Anche Leonardo Nesler, in terza, parla di quanto sia difficile resistere alla tentazione. «Molti professori già gli anni scorsi lo facevano lasciare sulla cattedra. Durante la lezione è giusto, ci aiuta a stare più concentrati. Sul divieto totale non so».
«In classe non si deve usare. Ma il fatto che ci impongano di non usarlo nemmeno a pausa mi sembra una politica del terrore – spiega Rayan Jaafari, in quinta al liceo Pascoli – La linea del Ministro è molto dura, e tende a incutere paura. Basta vedere le novità sull’esame di Maturità. Questo non aiuta il rapporto tra studenti e professori, che deve basarsi sul rispetto e sulla fiducia».
Fuori dal Toniolo, dove ragazzi e ragazze sono stati preparati al fatto che, da giovedì, il telefono sarà messo da parte per tutto il tempo a scuola, c’è un clima di serena rassegnazione. «Sono d’accordo a provare questo metodo – spiega Federico Caenazzo -Basta che ci sia la collaborazione di tutti».
Il Toniolo
Per «sperimentare una scuola senza distrazioni», al liceo sportivo sono stati acquistati armadietti porta cellulari. Una spesa non indifferente: circa 500 euro a classe, ma indispensabile perché «gli studenti si sentano sicuri di lasciare il proprio telefonino da parte», spiega il dirigente Esio Zaghet. Da giovedì i ragazzi e ragazzi entreranno in classe e come prima cosa lasceranno il proprio smartphone nella postazione a loro assegnata. Una volta chiuso, l’armadietto potrà essere aperto solo da un docente alla fine delle lezioni. Non a pausa, non al cambio dell’ora: un detox totale. «La decisione è stata presa dopo esserci interfacciati con i rappresentanti dei genitori, sono stati loro a spingere perché si andasse in questa direzione», sottolinea il dirigente. MA.AN.

