(dell’inviata Mauretta Capuano)
Colpisce Roberto Saviano, atteso
come una rockstar al Festivaletteratura di Mantova, quando dice,
in dialogo con Teresa Ciabatti, “credo nella bontà, come il
protagonista di Vita e destino di Vasilij Grossman, perché è
misurabile subito e la giustizia ha deluso”. Ma cos’è la bontà?
“Vasilij Grossman dice che alla fine della vita resta la bontà e
non è attribuibile a una costante della tua esistenza”.
“Il nostro mestiere – sottolinea lo scrittore – non è uno
spazio felice. Il giornalismo è una fogna e ti viene da fare
atti di crudeltà, ma mi sforzo di non diventare come quelli che
ho intorno a me, anche quelli che sembrano buoni. La differenza
è il metodo che tu scegli per raccontare il potere”. “Rossella
non so se si può definire buona, ma quando sceglie l’amore
allontana quello che la fa entrare in contraddizione. Sceglie il
morbido e lascia il ruvido. Accoglie la luce per poter accedere
meglio alle persone” racconta Saviano parlando della
protagonista del suo ultimo romanzo ‘L’amore mio non muore’
(Einaudi Stile Libero), in cui racconta la tragica storia
d’amore fra Rossella Casini, giovane studentessa e Francesco
Frisina, di una famiglia vicina alla ‘ndrangheta. “Grazie a
Rossella mi sono chiesto: ‘il mio essere diffidente sarà vero
che fa vivere meglio?’ Certo Rossella ha un approccio buono, per
questo lo stupro finale. Le mafie non stuprano mai, è fatto per
punire questo atteggiamento” sottolinea lo scrittore.
Al centro dell’evento, Amore di mala, condotto da Elisabetta
Bucciarelli, la domanda: ‘È possibile indagare sull’amore
parlando di ‘Ndrangheta e Camorra? “L’amore mio non muore è un
romanzo sentimentale. Non è stato facile scriverlo, ci sono
voluti cinque anni di ricerca. Il protagonista del libro è
l’amore di Rossella Casini. Nel momento in cui tu ami lo sguardo
che hai sul mondo non ti può essere sottratto. È questo il
lascito di Rossella. Lei non vuol vedere l’innamoramento
terminare. Studiare Rossella ha significato studiare una ragazza
convinta che la pratica dell’amore permetta un livello di
conoscenza e verità da renderti invulnerabile. Mi ha permesso di
comprendere che nel momento in cui scegli di amare ti metti in
un’altra condizione di vita” afferma l’autore di Gomorra tra
riflessioni, battute e applausi.
Ciabatti in Donnaregina (Mondadori), lei che di criminalità e
mafia non si è mai occupata, racconta l’incontro con l’ex boss
del rione Sanità Giuseppe Misso da cui è nato il suo nuovo
romanzo. “Con te parlano perché ti vedono una casalinga innocua.
È nato un libro che non è la sua vita, ma cosa significa essere
un boss. Dopo Saviano tutto quello che viene sulla mafia e la
camorra è annacquato. Il mio ingresso sulla storia doveva essere
da abusiva. Mi sono concentrata su materiale di scarto” dice
Ciabatti fra le risate del pubblico. In Donnaregina “si vede
tutto quello che un boss dice tra i denti. Si sente che la
visione del potere criminale è sullo sfondo. Questi codici
Teresa non li conosce. E questa è la forza del libro” risponde
Saviano. In questa panoramica tra codici mafiosi, rapporto con
la criminalità e amori tragici, Saviano racconta di essere nato
“dentro a questa narrazione. Poi c’è l’ambizione che ti fa
pensare che puoi trovare una chiave narrativa per raccontare.
Volevo rendere queste storie universali, potenti. Ma non puoi
immaginare cosa ti può succedere. Occuparsi dí queste cose crea
un sospetto su di te ed è difficile sopportare questa
diffidenza”.
Ciabatti si è resa conto, in questa avventura, “che nessuno
si salva e ha capito qual è il dolore più grande per un boss:
che nessuno ti vuole più uccidere”. E quando sono al tramonto
spiega Saviano in questo dialogo “queste persone ti cercano”.
Poi si sofferma sui collaboratori di giustizia che “hanno uno
stipendio dello Stato, per non morire in cella negoziano. Ci
vorrebbero molte più indagini. È terrible, ma è così. Loro
sognano la fine a terra, morti. Ma delle persone che hanno
ammazzato non parlano. Quando a Buscetta chiedono ‘quanti
morti?’ dice ‘non posso rispondere perché ci sono indagini in
corso’, ma non è vero. Dei morti non si parla, è come parlare di
sesso. L’omicidio e la morte appartengono all’aspetto intimo”
conclude Saviano in uno degli appuntamenti più seguiti della
giornata insieme a quello del giornalista e scrittore arabo Omar
El Akkad che ha commosso il pubblico e avuto alla fine 7 minuti
di standing ovation.
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