Bassidy, in tre anni la sua vita è stata del tutto rivoluzionata: come sta?
«Sto bene, davvero, perché sento che la mia vita sta procedendo secondo i miei obiettivi».
Cosa ricorda del salvataggio della notte del 18 dicembre 2022?
«Mi ricordo l’emozione quando abbiamo visto la nave, quando abbiamo capito di avercela fatta e la faccia delle persone che mi hanno salvato. E mi ricordo che mentre ero ancora sul Rhib – il gommone con cui si si avvicina alle barche in difficoltà da soccorrere – ho perso conoscenza per alcuni minuti a causa dei fumi di carburante che avevo respirato sul barchino in cui insieme a me erano stipate decine e decine di persone. Poi una volta a bordo della Life Support mi sono finalmente sentito al sicuro e per la prima volta dopo molto tempo ho incontrato persone che si sono prese cura di me, senza chiedere nulla in cambio».
Cosa l’ha spinta a partire?
«Avevo tanti problemi in famiglia e anche la povertà si faceva sentire, inoltre pensavo che se fossi riuscito ad arrivare in Europa sarebbe stato più facile realizzare il mio sogno di giocare a calcio in Serie A e riuscire così ad aiutare la mia famiglia».
Prima di arrivare a imbarcarsi ha superato di tutto. Che immagine le è rimasta in mente del suo viaggio?
«Quando ero in prigione ho visto persone morire accanto a me, persone che avevo conosciuto. Sia loro che alcune delle persone conosciute e sparite durante il viaggio sono rimaste impresse nella mia mente, penso ancora a loro. So che avrei potuto essere al loro posto».
Che rapporto haioggi con il Mali?
«Ho un buon rapporto con il Mali, un giorno vorrei tornare nel mio Paese e magari giocare lì con la Nazionale. Mi piacerebbe davvero tanto, anche questo fa parte del mio sogno».
Il calcio cosa rappresentava per lei quando eri in Mali?
«Già da quando ero piccolo il calcio per me rappresentava un grande sogno. Ora lo sento in modo ancora più intenso, il calcio per significa passione, sogno. Ma non solo. Il calcio mi ha aiutato tanto, anche nell’educazione. Posso dire che alcune delle cose che mi ha insegnato il calcio, i miei genitori non me le avevano insegnate. Penso alla disciplina, alle regole, alla costanza, all’impegno e a tante altre cose. Il calcio è tutto, è la mia vita e senza questo sport oggi sarei una persona diversa».

