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    Cronaca

    “Le vacanze dei bambini sono troppo lunghe”, la petizione per cambiare il calendario scolastico

    admin5698By admin56985 Settembre 2025Nessun commento7 Minuti di lettura
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    “Le vacanze dei bambini sono troppo lunghe”, la petizione per cambiare il calendario scolastico
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    Le vacanze estive italiane sono tra le più lunghe d’Europa, e per molte famiglie questo rappresenta un problema concreto. Lo denunciano Francesca Fiore e Sarah Malnerich, fondatrici del blog Mammedimerda, che insieme all’organizzazione no profit WeWorld hanno portato in Senato una petizione dal titolo: “Ristudiamo il calendario! Un nuovo tempo scuola non è più rimandabile”. La proposta ha già raccolto oltre 75mila firme su Change.org.

    L’obiettivo è chiaro: riformare il calendario scolastico italiano, giudicato obsoleto e non compatibile con la realtà delle famiglie moderne. “Il calendario scolastico italiano è pensato per un modello familiare degli anni ’50, dove la madre casalinga si trasferiva in villeggiatura con i figli. Oggi lavorano sia le mamme che i nonni”, argomenta Francesca Fiore.

    La petizione

    La petizione propone: una redistribuzione dei giorni di scuola: mantenere il numero attuale ma spalmare le lezioni anche su giugno e luglio, con ripresa il 1° settembre. Scuole aperte durante le sospensioni, con attività extrascolastiche gestite dal Terzo settore a prezzi accessibili. Il tempo pieno esteso alle scuole medie, fascia oggi trascurata. La climatizzazione degli edifici scolastici, per rendere possibile l’apertura estiva.

    Fiore e Malnerich sottolineano come il problema non sia solo organizzativo, ma anche culturale. “È dato per scontato che le donne si occupino di tutto ciò che è inerente alla cura. Il lavoro di cura non retribuito è appannaggio femminile, quindi la questione non si pone proprio”, osserva Malnerich. “Durante il lockdown si potevano portare fuori i cani, ma i bambini dovevano restare a casa. Nessuno si è posto il problema, perché tanto in Italia ci sono le madri”.

    Climatizzare le scuole

    Il tema della climatizzazione delle scuole è centrale per rendere possibile un’apertura estiva. “Il caldo va risolto, come abbiamo risolto il freddo. Tutti gli uffici pubblici sono climatizzati, perché le scuole no?”, si chiede Fiore. “C’è una disuguaglianza climatica importante: non tutti hanno l’aria condizionata a casa. Avere un posto fresco per mille ragazzini non sarebbe una cattiva idea. In più, il 50% delle scuole italiane non ha neanche l’agibilità. Gli interventi di edilizia scolastica non sono più procrastinabili”.

    Modelli alternativi

    Le promotrici guardano anche all’Europa per trovare modelli alternativi. “In Francia ogni sei settimane di scuola ci sono due di pausa, e con meno giorni di frequenza rispetto a noi. In Germania ogni Land ha un calendario scolastico diverso, anche per favorire un turismo interno distribuito. Perché non farlo anche in Italia?”, propone Malnerich. “Pensiamo da Torino a Palermo: non c’è lo stesso clima. Un calendario scolastico differenziato potrebbe aiutare anche le famiglie a non essere costrette a prendere ferie solo ad agosto”.

    La proposta è pensata soprattutto per i bambini. “Arrivano a giugno devastati, poi stanno tre mesi fermi e perdono competenze. I primi due mesi di scuola servono solo a ripassare. E chi non può permettersi i campus estivi o ha disabilità riparte svantaggiato”, spiegano. “La nostra è una proposta pro-bambini. Il calendario attuale è faticoso e crea disuguaglianze sociali importanti”.

    Fiore racconta anche un episodio personale: “Mia figlia ha dieci anni e ho scoperto che la scuola inizierà a pieno regime solo a fine settembre. Non sono state fatte le nomine, come ogni anno. E così ci facciamo tutto settembre senza mensa, senza insegnanti. È una mancanza di rispetto verso le famiglie”.

    Tempo pieno alle medie

    Un altro punto critico è il segmento 11-14 anni, spesso dimenticato. “Alle medie si esce alle due, ma fino a 14 anni c’è la tutela obbligatoria. Se succede qualcosa, è abbandono di minore. Quindi qualcuno deve lavorare mezza giornata. Indovina chi?”, ironizza Fiore. “Serve il tempo pieno obbligatorio almeno in una sezione per ogni scuola. È assurdo che un bambino a 11 anni non possa fare nulla da solo, ma venga lasciato libero alle due del pomeriggio”.

    Le promotrici non si limitano alla denuncia, ma guardano avanti. “Adesso dobbiamo volare. Le adesioni sono arrivate dai genitori, ma il clima è cambiato. Ora vogliamo coinvolgere gli insegnanti. Questa non è una proposta contro di loro, ma anche a loro vantaggio”, afferma Malnerich. “Servono investimenti, come per la sanità. Altrimenti restiamo fermi al palo”.

    “Mamme abbandonate”

    Il quadro che emerge è quello di un’Italia dove avere figli è diventato difficile. “Sei abbandonato. Costa tantissimo. Il potere d’acquisto si è ridotto drasticamente. I figli sono la prima causa di impoverimento delle famiglie. Suona orribile, ma è così”, dice Fiore. “E poi c’è un cambiamento tecnologico da fare. Siamo nel 2025, abbiamo l’intelligenza artificiale e ancora, per esempio, facciamo manualmente il depennamento dalle graduatorie. È una roba folle. Tutte queste inefficienze sono una mancanza di rispetto verso le famiglie”.

    La petizione non è una proposta tecnica, ma un invito politico e sociale a ripensare il tempo scuola, il ruolo della scuola nella società, e il valore del lavoro di cura. “Non siamo esperte di didattica, ma siamo esperte di vita quotidiana con figli”, conclude Fiore. “E vogliamo che finalmente qualcuno ascolti”.

    Il progetto Mammedimerda

    Mammedimerda, da cui sono poi partite tante iniziative come “Ristudiamo il calendario!”, nasce nel 2016 da un bisogno urgente di raccontare la realtà della maternità senza filtri. “L’ho aperto io”, racconta Francesca Fiore. “All’inizio ero completamente spaesata: mia figlia aveva pochi mesi, non capivo neanche da che parte girarmi. Scrivevo su Facebook quello che mi stava succedendo, senza alcuna pretesa. Poi Sarah mi ha detto: ‘Perché non vieni a scrivere qui? Metti i tuoi contenuti sul blog’. Così ho cominciato a buttare dentro le mie esperienze, senza nemmeno sapere bene cosa stavo facendo.”

    Il progetto prende forma in modo spontaneo, quasi caotico, ma con una forza dirompente. “All’inizio le ho detto: prenditi tutto, fanne quello che vuoi, perché io davvero non sapevo dove sbattere la testa. Ma Sarah era appassionata, e da lì abbiamo cominciato a crescere insieme.”

    La pagina non nasce come spazio personale, ma come voce collettiva. “Non era firmato, non c’erano nomi. Mammedimerda doveva rappresentare tutte quelle che si trovavano nella nostra condizione: madri che si sentivano inadeguate, incapaci, sommerse. Volevamo universalizzare quel sentimento, renderlo condivisibile.”

    Con il tempo, le due autrici si rendono conto che quella sensazione non è affatto marginale. “Non era una condizione da disadattate,” spiega Fiore, “ma qualcosa che vivono le madri in modo organico. E ci siamo accorte che non esisteva una narrazione della normalità. C’era solo lo storytelling zuccheroso: ‘La maternità è il momento più bello della tua vita. Sì, sono tanti sacrifici, ma ne vale la pena’. Ecco, io dopo dieci mesi ho avuto attacchi di panico. Ne varrà anche la pena, ma se ne esco viva preferirei godermela con qualche aiuto in più. Così è infattibile.”

    Uno spazio politico

    Il blog diventa presto uno spazio politico, oltre che personale. “Non c’è nessuna attenzione da parte del governo verso le famiglie,” denuncia Malnerich. “È una società strutturata perché le famiglie non esistano. Non è una cosa di oggi: sono anni che nessuno ha avuto un pensiero su questo. Il modello familiare è ancora quello della donna casalinga, moglie e madre. Ma oggi non funziona più.”

    Fiore aggiunge: “Mi sento di dire che ormai è in malafede. C’è un’imposizione, uno scollamento totale dalla realtà. Non si sa come vivono le persone, cosa devono fare per campare. Due stipendi non bastano più. Se uno dei due è in part-time, l’economia familiare non regge. E figurati se sei da sola.”

    La voce si fa ancora più personale: “Io sono una mamma single. Conosco tantissime persone nella mia situazione. I dati parlano chiaro: le coppie scoppiate sono sempre di più. E allora che facciamo noi, che siamo sole? Se non abbiamo un sistema che ci raccoglie, che ci copre le spalle, chi ce la fa?”.

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