Un boato improvviso, la corsa interrotta e l’angoscia per i turisti che affollavano il centro. Il deragliamento della funicolare di Lisbona, l’Elevador da Glória, una delle più celebri della capitale portoghese, ha provocato almeno 15 vittime e 18 feriti, di cui cinque in condizioni gravissime. Tra loro anche una cittadina italiana, colpita fortunatamente in modo non grave: ha una frattura al braccio, non è in pericolo di vita.
La macchina dell’assistenza italiana si è mossa subito. L’ambasciata ha inviato sul posto alcuni funzionari, in stretto contatto con Roma e con l’unità di crisi della Farnesina. La donna italiana è stata individuata e accompagnata in ospedale per le cure. A raccontare i momenti drammatici è stata proprio lei, come riferisce Repubblica: «È successo tutto all’improvviso, la funicolare procedeva a una buona velocità, quando abbiamo sentito il boato».
Secondo la ricostruzione fornita dall’ambasciata, la causa del disastro sarebbe la rottura del cavo che traina la vettura lungo il pendio. Le autorità portoghesi hanno però mantenuto massimo riserbo sull’identità delle vittime e dei feriti, rendendo difficile il lavoro di verifica e di assistenza ai connazionali. Molte famiglie italiane, infatti, avevano perso i contatti con i parenti, turisti in città, e hanno lanciato segnalazioni per ritrovarli, nelle ore successive all’incidente.
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha parlato con l’omologo portoghese Paulo Rangel, esprimendo «vicinanza e solidarietà» a nome del governo italiano.
«Siamo sotto choc»
Un’altra testimonianza diretta arriva dal Corriere della Sera, che ha raccolto le parole di Paola Landolfi, 52 anni, di Salerno, in Erasmus staff training all’università di Lisbona. La donna, insieme al figlio tredicenne Giuseppe, stava per prendere la funicolare di Lisbona, ma solo per un caso si è ritrovata a pochi metri dal disastro.
«Siamo sotto choc. Non so se riuscirò a calmare mio figlio», ha detto, ricordando quei momenti. «Ero pronta a mettermi in fila per prendere la funicolare. Ma appena siamo arrivati al punto di partenza, abbiamo visto arrivare vigili del fuoco, polizia… il mezzo si era appena schiantato sul palazzo. Siamo rimasti bloccati dalle transenne, abbiamo visto che tiravano fuori i corpi dalle lamiere… una scena terribile».
Paola Landolfi ha spiegato che il viaggio a Lisbona era nato come occasione di formazione lavorativa. Nel tempo libero lei e il figlio visitavano la città. «Sì, lì c’è l’Hard Rock Café, volevo portarci mio figlio Giuseppe che ha 13 anni, e sta per iniziare la terza media: lui non poteva mai immaginare di vedere quella scena».
Il pensiero inevitabile, guardando al destino sfiorato: «Se fossi arrivata qualche minuto prima, avrei potuto esserci anche io su quel mezzo».

