Un padre ultrà è il peggior tifoso del proprio figlio. Non lo sostiene, lo affossa, attribuendo i suoi errori a colpe altrui, sviste arbitrali, scorrettezze dell’avversario, scelte sbagliate dell’allenatore e infine scendendo in campo per dimostrargli che a regolare tutto è la forza, o meglio la violenza.
Accade dove si gioca calcio tra ragazzini, ma anche altrove, dove questi crescono all’ombra del più deviante degli esempi. Certo, la partita di pallone è un detonatore irresistibile e se c’è troppo controllo al Meazza o all’Olimpico allora il padre frustrato si sfoga lontano dai riflettori. Palpita per il figlio più che per Leao o Dybala, con la differenza che questi possono deluderlo, avere giornate no, suo figlio è perfetto, assoluto, infallibile. E se sbaglia, la colpa è di qualcun altro. Sempre e dovunque.
Nel Torinese due giorni fa, in Brianza due anni fa. Anche allora non c’erano santi, benché si giocasse all’oratorio Sant’Ambrogio, in via don Gnocchi (“l’angelo dei bimbi”, secondo una fiction tv) e una delle due squadre (Under 9) fosse la Polisportiva San Giovanni Paolo II. Niente. Una decisione arbitrale scatenò la rissa. Un dirigente che cercò di sedarla finì all’ospedale con un rene spappolato e la milza lesionata. Il colpevole? Un “buon padre di famiglia”, incensurato.
Che gli prende, a questi? Nessun alibi, per favore. Non hanno perso il lavoro, non si sono separati da poco, non subiscono l’impoverimento del ceto medio che tutto motiva. E se anche fosse, non sarebbe una scusa, né un’attenuante. Questi giocano a padel con i padri che difendono i figli che hanno umiliato un’insegnante, con il “Papo” che si faceva filmare dal ragazzino sulla Ferrari scoperta (“Cabriolet! En plein air”) e quando quello, in Lamborghini con gli amici, investì un bambino, pretendeva di tirarlo fuori dai guai con un risarcimento.
Il sospetto è che non sbaglino per eccesso d’amore, ma che vogliano stringere un patto generazionale che poco ha a che vedere con l’affetto e niente con la legalità. Difendere per essere difesi. Assolvere per essere assolti. La famiglia come piccola associazione criminale. E a chi non dà loro ragione, gliele danno.

