Prima che sullo schermo appaia il Presidente della Repubblica di Toni Servillo nel film La grazia di Paolo Sorrentino, c’è il vero presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla Mostra del cinema di Venezia. Una presenza evocata grazie a Emanuela Fanelli, la conduttrice (non più madrina) che chiude infatti la cerimonia d’apertura leggendo il suo scambio di lettere con il Capo dello Stato: «Vorrei chiederle di partecipare al video per la Mostra di Venezia potrei dirle che così sarebbe amatissimo ma lei già lo è, azzardare una rivalità con Scalfaro dicendo che lui l’avrebbe fatto ma non credo che funzionerebbe». Il Presidente ha inviato una risposta declinando gentilmente l’invito a partecipare al video: «Cara signora Fanelli, non conosco parola più significativa di “caro”. Le confido di non poter partecipare al suo monologo, il mondo dello spettacolo è fatto da professionisti e anche per un cameo non ci si improvvisa attori, soprattutto alla mia età». E ancora: «Desidero di pregarla di porgere i miei auguri alla Mostra del cinema di Venezia. Il cinema è parte del cinema essenziale della cultura italiana e ne esprime, nel mondo, il genio; trasmette e consolida bellezza, speranza, valori. Il contributo del cinema è particolarmente prezioso in questo periodo nella vita del mondo che manifesta sovente il bisogno di recuperare solidità culturale e senso di umana solidarietà».
Emanuela Fanelli lo aveva detto e lo ha fatto: nessun messaggio su Gaza dal palco della Biennale, perché «io non posso salire in scena, con un abito stupendo e gioielli costosissimi, e dire due frasi tanto per dire: mi sembrerebbe quasi un gesto fatto per me stessa, più che per la causa». Ma il suo discorso d’apertura è politico in senso largo. Il tema è l’empatia, ed è difficile non pensare alla Palestina: «Il cinema è una scuola di emozioni. Al cinema noi mandiamo la nostra versione umana migliore. Gioiamo per felicità degli altri come se fosse nostra, soffriamo per i dolori degli altri come se fossero i nostri. Pensiamo se potessimo portare quell’empatia nelle nostre vite, sentire vite degli altri come se fossero le nostre. Sarebbe più facile e meno ingiusto stare al mondo». Ma c’è spazio anche per l’ironia e la leggerezza: «Se i film sono qui è perché non sono stati presi a Cannes», la battuta più tagliente.
Poi c’è il Leone d’oro alla carriera al leggendario regista tedesco Werner Herzog, premiato da Francis Ford Coppola. I due giganti del cinema si abbracciano. Coppola dice: «Sono qui per elogiare Herzog e non è sufficiente, perché è davvero un fenomeno che ha lavorato in tutti i settori del cinema. Io non ho mai visto film come i suoi, tutti diversi gli uni dagli altri. Ha inventato categorie che ancora non credo abbiano nome. È questa solo una piccola parte della sua produzione straordinaria. Ha fatto tutto quello che si poteva fare, lui è una enciclopedia del cinema».
Il presidente della giuria Alexander Payne dice che «ogni film sarà un miracolo, il cinema stesso è un miracolo». Nella giuria del concorso Venezia82, oltre al presidente, ci sono il regista e sceneggiatore francese Stéphane Brizé, la regista e sceneggiatrice italiana Maura Delpero, il regista, sceneggiatore e produttore rumeno Cristian Mungiu, il regista e scrittore iraniano Mohammad Rasoulof, l’attrice, scrittrice e sceneggiatrice brasiliana Fernanda Torres e l’attrice cinese Zhao Tao. Al via oggi con La grazia di Sorrentino, accolto da applausi alla proiezione per i giornalisti.

