«La malattia spesso cancella la femminilità. Noi vogliamo continuare a riconoscere l’unicità del corpo delle donne». Silvia Tonon ha 48 anni. Studi classici, laurea in scienze della formazione con indirizzo sanitario e da 25 anni lavora a Casa Flavia, struttura della fondazione Piccolo Rifugio a Vittorio Veneto, in provincia di Treviso, un luogo in cui donne con disabilità fisiche e mentali gravi trovano accoglienza.
«Sai perché è speciale, portare una donna con disabilità in un centro estetico? Perché prendersi cura del suo corpo significa darle valore. Riconoscere la sua unicità. La sua bellezza. Non a tutte le donne con disabilità succede». Nasce da qui l’idea di portare le donne del Piccolo Rifugio al centro benessere, una scelta fatta come parte del progetto educativo, per la valorizzazione di se stesse e l’autostima.
Realizzato con successo grazie anche alla disponibilità di professionisti del settore, il progetto prevede che durante l’estate le ospiti con patologie più gravi, quelle che non possono accedere ai soggiorni esterni, trovino un momento di benessere per sé.
massaggi plantari nel progetto di Casa Flavia
«Non tutte possono avere giornate di vacanza proprio a causa della gravità della loro condizione – continua Silvia Tonon – così per rendere speciale le loro giornate estive abbiamo voluto provare a dare qualcosa in più, una vacanza una coccola indirizzato prevalentemente alle persone con gravità più elevate che non possono essere accolte in strutture alberghiere». L’obiettivo è ribadire che il corpo di una donna è unico anche se ha le sue fragilità. Le ospiti possono scegliere tra massaggi facciali, cervicali e trattamenti mani, viso o maschere di bellezza ai piedi.
«L’impostazione che abbiamo voluto dare a questo luogo previlegia la parte pedagogica; il principio è meno sanitario e più educativo – continua la coordinatrice – e in questa visione ha un ruolo determinante la cura del sé, abbiamo parrucchieri, calliste ed estetiste che vengono in struttura normalmente. Ma questo è un progetto diverso».
Emanuela ad esempio è una donna con grave disabilità cognitiva. Non parla, siede in sedia a rotelle e quindi ha meno possibilità di esprimersi a livello fisico. «Durante il trattamento si è addormentata, era completamente rilassata, sorrideva con un po’ di vanità, come facciamo tutte noi donne quando ci sentiamo più belle. E alla fine ci ha commosse accennando un bacio sulla guancia all’operatrice che le ha fatto i trattamenti».
Parte fondamentale di questi progetti è l’incontro con professionisti del benessere che abbiano mente e cuore aperti e accoglienti. «Lo scorso anno abbiamo tenuto il progetto al Cadelach a Tarzo. Quest’anno abbiamo portato le ospiti in città a Estetica Parrucchieri Bellessere. In entrambi i casi abbiamo potuto confrontarci con professionisti che hanno perfettamente compreso il senso del progetto. Perchè anche questo è cura».

