L’arte di Piero Manzoni torna a New York grazie alla generosità della Fondazione Piero Manzoni e di Hauser & Wirth che hanno donato al museo Magazzino Italian Art due ambienti immersivi a grandezza naturale concepiti dall’artista nel 1961.
La Stanza Pelosa e la Stanza Fosforescente saranno presentate assieme ad altre opere prestate da collezioni americane nella sede del museo fondato da Nancy Olnicke Giorgio Spanu a Cold Springs nella valle dell’Hudson.
Piero Manzoni: Total Space, a cura di Nicola Lucchi (direttore della Didattica e del Centro di Ricerca di Magazzino), aprirà al pubblico domenica 8 settembre e rimarrà visitabile fino al 23 marzo 2026. “Siamo grati alla Fondazione Manzoni e a Hauser & Wirth per aver affidato questo importante dono a Magazzino, dove ora potranno essere ammirati insieme alla vasta collezione di Arte Povera del museo. Con questo dono si riconosce a Magazzino di essere un punto di riferimento negli Stati Uniti per la conoscenza, la conservazione, lo studio e la divulgazione dell’arte italiana del dopoguerra”, hanno dichiarato la Olnick e Spanu.
Le Stanze rappresentano un ‘terzo atto’ nel percorso creativo di Manzoni che nel 1957, alla ricerca di un “nuovo linguaggio”, iniziò a creare gli Achrome, opere realizzate in gesso su tela, in cui il bianco non aveva valore allusivo o simbolico, ma era una superficie incolore. Proseguendo nella serie, l’artista sperimentò ulteriormente la costruzione di spazi “neutri” utilizzando materiali come il caolino, cotone idrofilo, polistirolo, fibre sintetiche e pelliccia.
Immaginando un passo successivo, nel 1961 Manzoni espresse all’amico olandese del Gruppo Zero Henk Peeters (1925-2013) il desiderio di creare un’opera d’arte composta da due stanze di cui una ricoperta di pelliccia bianca e l’altra di vernice fosforescente. La Stanza Pelosa e la Stanza Fosforescente rimasero sulla carta alla morte di Manzoni nel 1963 a soli 29 anni. Furono realizzate solo nel 2019 nella mostra Piero Manzoni: Materials of His Time di Hauser & Wirth Los Angeles quando la galleria e la Fondazione Piero Manzoni le commissionarono all’architetto newyorkese Stephanie Goto. Le stanze furono poi esposte nello stesso anno nella mostra Piero Manzoni: Lines, Materials of His Time presso Hauser & Wirth New York.
I due ambienti – spiega Magazzino nel comunicato che anticipa la mostra – spingono il lavoro di Manzoni in una direzione inedita anticipando molte delle tensioni che attraverseranno negli anni a seguire l’Arte Povera, un movimento al centro della ricerca di Magazzino: da un lato proseguono la logica degli Achrome, che escono dai confini della cornice avvolgendo lo spettatore in un’opera da vivere fisicamente; dall’altro si connettono con la vena ironica e concettuale di lavori come le Linee, i palloncini gonfiati con il fiato dell’artista o la Merda d’artista
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