Qui siamo, ancora, a guardare da lontano il pianeta-Senna. Ogni tanto ci avviciniamo e la luce di una nuova prospettiva rivela un angolo che prima era al buio. Ayrton Senna se n’è andato tanto tempo fa, il primo maggio del 1994. Eppure la sua assenza non ha mai smesso di essere presenza. Ora è uscito questo docufilm, si chiama Ayrton Senna – La leggenda, va in prima visione su Sky Documentaries il 20 agosto alle 21.15, in streaming solo su NOW e disponibile anche on demand. L’ha realizzato il regista britannico Francis Megahy e promette di alzare il sipario su un campione che è stato molte cose, e ogni volta una in più.
Forse il segreto di Senna – del suo marcare stretto da oltre tre decenni l’immaginario collettivo – risiede proprio qua. Nella sua capacità di reinventarsi, rimanendo sempre fedele a quell’immagine – immortale – che abbiamo di lui. Senna il campione speciale, che offre alla leggenda della Formula 1 il profilo da statua greca. Senna l’uomo in cui convivono le luci e le ombre, i respiri e gli affanni. Senna che vince, tre volte il titolo mondiale. Senna che perde, tutte le volte che il destino gli si mette di mezzo. Senna che sempre – nelle foto, nei filmati di repertorio, nei racconti di chi ne ha accompagnato il percorso – custodisce la traccia di una malinconia che è lontananza da tutto, e prima di tutto dal caos del mondo. È come se Senna fosse sempre stato tra noi, eppure altrove.
Il docufilm ripercorre la carriera del pilota attraverso immagini inedite e raccoglie riflessioni sul suo rapporto con il pericolo, il buio della fatica di vivere, le donne che gli sono state a fianco, la madre, la sorella, le compagne, le amanti, e la famigli, certo. E la religione. Viveva la fede con grande profondità. Era cresciuto in una famiglia cattolica, da ragazzo aveva cominciato a leggere la Bibbia, la portava sempre con sé, nella valigetta ventiquattrore con cui si spostava da un posto all’altro del mondo, insieme a poche altre cose preziose.

