L’Anac ha aperto un’istruttoria sull’atto con cui, di fatto, il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ha nominato se stesso nel Consiglio d’indirizzo della Fondazione lirico-sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari, a cui spettano penetranti poteri di governo e controllo dell’istituzione, nonché tutti i poteri di nomina e revoca delle figure apicali, di approvazione dei bilanci e di redazione e modifica dello statuto e dei regolamenti.
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Una decisione, quella dell’autorità anti corruzione, scaturita da una serie di dubbi sulla legittimità dell’atto: in particolare, il doppio ruolo per Emiliano di soggetto che decreta la nomina e di nominato, la firma apposta dal vicepresidente Piemontese invece che dal governatore e l’autonomia richiesta ai componenti del consiglio di indirizzo.
Emiliano: “Nomina temporanea in attesa della successione”
Una nomina temporanea, che serve solo a tenere “in caldo” quel posto per il suo successore, che lui dà per scontato sia Antonio Decaro. È la giustificazione che Michele Emiliano ha dato, parlando con le persone a lui vicine, della sua auto-nomina nel consiglio d’indirizzo della fondazione Petruzzelli. E di fronte alla notizia dell’apertura di un’istruttoria da parte dell’Anac, che ritiene ci sia un problema di inconferibilità dell’incarico e sta chiedendo gli atti alla Regione, il presidente della Regione si fida delle rassicurazioni dei suoi uffici. Per i quali non c’è nulla di irregolare, visto che, d’altronde, non percepirà alcun gettone di presenza. Il Petruzzelli, d’altronde, è il luogo in cui Emiliano dà sfogo al suo lato istrionico. Da una poltrona del teatro ha lanciato due giorni fa la candidatura di Lino Banfi a presidente della Regione: una boutade, naturalmente, alla quale si è prestato l’attore comico di origini pugliesi e lui stesso nelle vesti di divertito intervistatore. Ma già a fine febbraio, il governatore pugliese si era presentato alla prova generale del Manon Lescaut vestito con abiti del Settecento, rapito da quel mondo: “La magia dell’opera si accende quando il sipario si alza, ma dietro ogni nota, ogni scena, ogni applauso c’è un mondo di sacrifici, talento e passione”.
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In un altro video, diffuso sui suoi stessi social, si era intrufolato dietro le quinte, dove alcuni musicisti stavano provando. Avventurandosi perfino nel soffio di un trombone. Con risultati non eccelsi. “Presidente, lei ha fatto tante cose buone… – gli concesse il trombonista – ma lass perd u trombòn…”.
I dubbi dell’Anac
Lo Statuto stabilisce che “un componente del Consiglio è nominato dal presidente della Regione Puglia”. La nomina è stata formalizzata con decreto del presidente della Giunta regionale numero 365 del 26 giugno 2025.
La decisione solleva molti interrogativi. Innanzitutto alla luce dell’articolo 16 comma 2 dello Statuto della Fondazione Petruzzelli, fondazione di diritto privato, che attribuisce la competenza della nomina, non genericamente alla Regione Puglia, la quale finanzia le attività della Fondazione con un contributo di tre milioni di euro l’anno, ma direttamente in capo al presidente; e così facendo il presidente finirebbe per rivestire contemporaneamente il doppio ruolo di soggetto che ha decretato la nomina e di nominato.
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Ma i dubbi riguardano anche il mancato rispetto oggettivo di un’altra disposizione statutaria secondo cui “i componenti del consiglio di indirizzo esercitano in piena autonomia le loro funzioni e rispondono soltanto nei confronti della Fondazione dell’esercizio delle medesime; essi non rappresentano i soggetti pubblici o privati che li hanno designati o nominati, né ad essi rispondono”.
Quanto avviene al Petruzzelli di Bari non risulta avere precedenti nelle Fondazioni Liriche italiane. Ulteriore elemento di osservazione è la firma del decreto di nomina, apposta dal vicepresidente della Regione, Raffaele Piemontese, e non direttamente dal presidente Emiliano, così come disposto dallo Statuto. Tale aspetto suggerirebbe un tentativo di superare potenziali criticità legate all’auto-nomina, ponendo interrogativi sulla piena validità dell’atto.
L’Anac ha acceso un faro sulla vicenda che sta esaminando con attenzione particolare all’eventuale presenza di profili di incompatibilità e/ o inconferibilità ai sensi del citato decreto legislativo numero 39/2013.

