Al di sopra del Circolo Polare Artico, dalla finlandese Ivalo fino a Kirkenes, cittadina nella contea norvegese di Finnmark, la notte non porta consiglio, ma storie. Quella dell’olandese Björn Grutterink, che insieme al suo collega e compagno di avventure Gytis Rudinas, organizza sessioni di bushcrafting per i turisti, insegnando loro a districarsi nei fitti boschi; quella di Minna Kataja che abbraccia ogni giorno gli alberi, in genere grossi pini, mentre raccoglie bacche, frutti e licheni nella foresta, elencando i benefici del forest bathing; quella dell’appassionato motociclista Knut Rollstad, ex guardia giurata di Kristiansund, oggi zelante pescatore di granchi reali nelle gelide acque del Mare di Barents.
Ma soprattutto la storia corale del popolo Sami, di fatto l’ultimo popolo indigeno d’Europa, circa 80.000 persone dislocate tra Norvegia, Svezia, Finlandia e Russia, in quella grande regione che loro chiamano ancora oggi Sápmi. E dove la loro presenza, secondo gli storici e i reperti custoditi nei musei, si attesta intorno al 200-300 d.C.
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Un microcosmo di storie che insieme compongono la sconfinata, e un tempo remota, Lapponia, oggi più vicina grazie a un’altra storia, quella della compagnia finlandese Finnair – la quinta più antica al mondo – che quest’anno celebra 70 anni dal suo primo volo per Ivalo, città più a nord servita dal vettore in Finlandia: era il 18 giugno del 1955 quando l’aeromobile DC-3 atterrava in questo regno sconfinato della natura, rendendo più vicine storie e persone, rendendo più accessibile la cultura dei Sami. Un traguardo importante, sottolineato anche lo scorso giugno dall’inaugurazione del collegamento tra Ivalo e la norvegese Kirkenes, nell’estremo nord-est del Paese, a un passo dal confine della Russia.
Un macrocosmo di storie e confini che qui, durante il solstizio d’estate, si ascoltano intorno al fuoco in una tradizionale Kota, mentre il sole rimane sopra l’orizzonte per tutte le 24h, durante quella che qui chiamano nightless night. La notte senza buio che regala ai turisti l’emozione di assistere al celebre “sole di mezzanotte”
La guida Björn Grutterink durante una lezione di “bushcrafting
Cosa fare e cosa vedere a Ivalo, in Lapponia
La finlandese cittadina di Ivalo è il primo avamposto per toccare con mano la natura selvaggia che da secoli ospita (e con cui convive) il popolo Sami. Adagiata sul fiume Ivalo, a un passo dal Parco Nazionale di Urho Kekkonen, tra le più vaste aree naturali protette finlandesi, dove distese di torbiere si alternano alla fitta taiga. Smartphone e wi-fi super veloce sono ovunque anche qui ma è un’esperienza da provare, quello di disattivarli per almeno un paio d’ore, e imparare a decodificare i messaggi e i segnali che nuvole, vento, alberi, muschi, licheni inviano in continuazione.
Bushcrafting ad Ivalo: tecniche di sopravvivenza nella natura lappone
Si scopre partecipando alle Bushcraft Experience organizzate, con mappa, bussola e acciarino d’ordinanza, dal giovane olandese Björn Grutterink e dal suo compagnio di avventure Gytis Rudinas: “Le prime lezioni servono per acquisire le basi, quale direzione seguire per raggiungere una destinazione fissata sulla mappa, accendere un fuoco in sicurezza per scaldarsi quando le temperature scendono o quando piove, ma anche essere in grado di costruire un rifugio nella foresta in caso fosse necessario trascorrere la notte fuori – racconta Björn Grutterink – in estrema sintesi, imparare a sopravvivere nella taiga nutrendosi esclusivamente di quello che la natura ha da offrire”.
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Tutt’intorno muschi, licheni, cranberry (mirtilli rossi) e lingonberry (piccoli frutti rossi simili ai mirtilli) aiutano a cimentarsi anche con il foraging, elemento essenziale della pratica del bushcraft.
“I turisti che partecipano sono curiosi di scoprire tecniche e informazioni – prosegue Björn Grutterink – sono attratti da quella visione un po’ bucolica e molto avventurosa dei corsi di sopravvivenza, ma anche per un bisogno autentico di evasione e di riconnessione con la natura, di sapersi adattare ai suoi ritmi, di rispettarla vivendo al meglio ciò che ha da offrire. Negli ultimi anni l’interesse è aumentato, soprattutto tra i viaggiatori tedeschi e olandesi”.
Minna Katja, titolare dell’Arctic Sky Lapland, organizza sessioni di forest bathing nella taiga
Cosa fare a Saariselkä: forest bathing e pranzo in kota
Con una trentina di chilometri circondati da laghi e taiga, si raggiunge Saariselkä, gettonata località turistica, a soli 40km dalla Russia, dove sciare su neve fresca e abbondante d’inverno, staccare la spina d’estate tra il silenzio e il verde assoluto.
“Spegnete lo smartphone”, è la prima richiesta, infatti, che viene fatta a chi partecipa alle lezione di yoga artico e forest bathing, pratica diriconnessione con la natura, organizzata da Minna Katja: è lei a gestire, insieme al suo compagno Aarno, l’Arctic Sky Lapland, resort e “wellbeing retreat”.
“Ci troviamo al confine con il Parco Nazionale Urho Kekkonen – spiega Minna – queste foreste sono protette e poco battute, sono il luogo ideale per disconnettersi e rilassarsi nella natura. In genere le sessioni di forest bathing durano un paio d’ore, durante le quali insegno agli ospiti a percepire la foresta che ci circonda con tutti i 5 sensi, uno ad uno, focalizzandosi solo sul momento che stiamo vivendo, senza pensare ad altro.
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Qui, ad Arctic Sky possiamo ospitare solo una ventina di persone, abbiamo uno chalet in legno per famiglie con otto posti letto, cinque suite doppie di cui una adattabile anche per quattro persone e per poter soggiornare da noi è necessario aver compiuto 12 anni, siamo molto attenti nel preservare il silenzio dell’area. Durante l’estate organizziamo trekking, yoga nella foresta e tour in canoa”.
Alla fine della sessione di forest bathing ci si ritrova tutti avvolti dal calore del fuoco acceso dentro la Kota, la tradizionale tenda conica – simile a quella dei nativi americani – utilizzata un tempo dai pastori nomadi Sami che si spostavano con le renne. Poi si pranza o ci si gusta una tazza di te o caffè accompagnata da una deliziosa torta di rabarbaro preparata da Minna.
Il finlandese Ansi Vaananen in compagnia delle sue renne
Gli allevamenti di renne a Saariselkä
Le renne in Lapponia sono le protagoniste assolute. Non solo perché dal loro allevamento “non si butta via niente”, come il celebre detto della nostra cultura contadina atribuito ai suini, ma per il forte valore identitario. Ad allevarle ancora oggi sono i discendenti del popolo Sami, nuove generazioni che hanno abbandonato il nomadismo praticato dai nonni, ma portano avanti con orgoglio la tradizione.
Si intuisce ascoltando le parole del giovane finlandese Ansi Vaananen, sposato con una ragazza Sami, da cui ha ereditato il lavoro del padre. Oggi Ansi gestisce la Lapponia Tours Reindeer Farm, organizzando percorsi in slitta guidati dalle renne, tour della fattoria dove si possono ammirare da vicino (e nutrire) diversi esemplari.
“Sono animali fantastici che riescono a correre fino a 50, 60 km orari – spiega Ansi mentre offre licheni a quattro renne adulte – sanno persino nuotare, qui abbiamo tutti esemplari maschi che d’inverno sono utilizzati per trainare le slitte, noi li addestriamo per tre anni fin da piccoli prima di introdurli alle attività con il pubblico. Io non vivo qui 24ore al giorno sempre a stretto contatto con le renne come si faceva un tempo – prosegue Ansi – ma abito ad Ivalo in un moderno appartamento, ovviamente però sono qui tutti i giorni per prendermi cura di loro. Qui, quasi tutti gli allevatori di renne sono di origine Sami, nella Lapponia svedese ad esempio per legge sono gli unici a poterle allevare”.
Nella grande sala in legno dove Ansi accoglie i visitatori prima di iniziare le attività o le escursioni, mostra con orgoglio, mentre prepara il caffè, il costume tradizionale Sami, chiamato gákti, dalle tuniche blu finemente cucite e ricamate a mano con decori bianchi e rossi, alle pellicce di renna che ricoprono cappotti e cappelli: “Oggi vengono indossati solo nelle occasioni speciali, come feste o negli incontri del Parlamento Sami”, termina Ansi. In ognuno dei quattro paesi dove vivono (Finlandia, Norvegia, Svezia e Russia) i Sami hanno un parlamento a rappresentarli: in Finlandia si trova nella capitale culturale dei Sami a Inari.
La hall del Wilderness Hotel Muotka a Ivalo
Dove dormire a Ivalo e Saariselkä
Wilderness Hotel Muotka
A un passo dal centro di Saariselkä, immerso dalla fitta e silenziosa taiga, il Wilderness Hotel Muotka offre sistemazioni adatte a qualsiasi tipologia di vacanza, active, in famiglia, all’insegna del relax. Si può scegliere di dormire in confortevoli camere arredate in legno nel corpo centrale della struttura, oppure nelle Panorama Log Cabin, chalet in legno con letto matrimoniale, bagno, sauna privata, angolo cottura, camino e ampie vetrate per ammirare l’aurora boreale d’inverno e il sole di mezzanotte d’estate.
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Tra le camere più gettonate d’inverno, d’estate si preferiscono in genere soluzioni con le tende che permettano di dormire al buio, ci sono le Aurora Cabin: cabine con tetto in vetro riscaldato al laser per ammirare il cielo comodamente sdraiati a letto. Tutte le Aurora Cabin sono dotate di bagno privato con doccia, sauna o camino interno.
La struttura è dotata di un ristorante interno tradizionale, il Tuisku, dove i clienti della struttura possono mangiare a pranzo, colazione e a cena, e organizza numerose attività, dal bushcrafting nella taiga circostante ai trekking durante il sole a mezzanotte, dalle visite alle fattorie di renne ai tour in E-fatbike fino al lago di Kopsusjärvi.
Cosa fare a Inari, la capitale Sami
Lungo la strada statale E75 che attraversa la Finlandia e collega le città di Saariselkä e Inari, si intuisce fin da subito che il comune più grande della Finlandia (per estensione territoriale) è un microcosmo di storie tramandate da generazioni, tutte da ascoltare. Questa è la capitale culturale del popolo finlandese Sami e qui è di casa il loro Parlamento – si può visitare all’interno del centro polifunzionale Sajos – e il vicino Museo Siida dedicato interamente alla loro cultura.
Ma Inari è anche la casa del più grande lago sopra il Circolo Polare Artico: una distesa di oltre 1.000 km² e circa 3.300 isolette, intorno alle quali vivono in pianta stabile persici e lucci, trote, salmerini alpini, ma soprattutto un luogo considerato sacro dai Sami. Per scoprirlo, sono due le attività da non perdere: una visita al Museo Siida e una crociera in notturna sul lago, per ammirare il sole di mezzanotte illuminare le isole.
Museo Siida a Inari ripercorre la storia del popolo Sami
Il Museo Siida dedicato alla cultura Sami
Il Museo Siida, inaugurato nel 1963, è il primo museo indipendente dei paesi nordici dedicato alla cultura Sami. All’interno dei suo spazi, interni ed esterni, è ospitata una ricca collezione permanente, dal titolo “Enâmeh láá mii párnááh” (“Queste terre sono i nostri figli”), incentrata sul profondo rapporto simbiotico tra i Sami e la natura che li circonda: foto d’epoca, utensili di uso quotidiano, abiti, manufatti artigianali sono ordinatamente raccolti e presentati al pubblico in un percorso museale coinvolgente e moderno che include anche mappe geografiche interattive.
Come quella dedicata alla Kaldoaivi Wilderness Reserveù: con un’estensione di 2.924 mq, è la più grande distesa naturale della Finlandia, situata a Inari e nel vicino comune di Utsjoki. Durante l’affascinante percorso si apprendono i principali concetti usati dai Sami per definire il loro stile di vita ma anche i nuovi termini coniati per spiegare i cambiamenti che hanno coinvolto la loro società.
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“Con il termine Arbediehtu in lingua Sami – spiega la curatrice del museo Eija Ojanlatva – si identifica il sapere collettivo e la capacità di vivere in un ambiente così estremo, un sapere tramandato da secoli di padre in figlio; a partire dagli Anni ’60 e dalla modernizzazione delle società europee, molti Sami hanno iniziato però a prendere le distanze dallo stile di vita nomade dei loro padri e questa presa di distanza viene definita Gaidat. Oggi – prosegue la curatrice – nonostante le nuove generazioni non vivano più nelle kota ma abbiano adottato in tutto e per tutto lo stile di vita occidentale, c’è il desiderio di preservare questo sapere e continuare a tramandarlo, concetto che i Sami chiamano Muitat”.
Per comprendere il valore identitario e la complessità della lingua Sami, spiega Eija, è importante sapere che Inari è l’unica città finlandese dove ancora oggi, oltre al finlandese, si parlano altre tre lingue: il sami di Inari, il sami Skolt, il sami del Nord.
Crociera sul Lago Inari durante il sole di mezzanotte
Le crociere sotto il sole di mezzanotte nel lago Inari
Solcando le acque del lago Inari, il più grande al di sopra del Circolo Polare Artico e il terzo per estensione della Finlandia, è facile intuire perché questa distesa d’acqua punteggiata da circa 3.300 isole – alcune poco più di un fazzoletto roccioso, altre verdi oasi ricamate da betulle, pini e abeti – sia considerata un luogo sacro per il Popolo Sami.
Qui la presenza umana è praticamente impercettibile, la natura regna incontrastata con la sua sfacciata bellezza, rendendo estremamente difficile non attribuirle “poteri divini”. Per scandagliare le aree più affascinati del lago, Visit Inari organizza crociere di 2/3 ore in barca e in catamarano elettrico, che salpano dal pontile del Museo Siida e permettono di ammirare Hävdieennâmsuálui, l’isola cimitero, e Ukko, il vecchio uomo, fazzoletto di terra considerato sacro dai Sami.
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“Oggi non è più possibile attraccare su queste isole – racconta Tommi Lappalainen di Visit Inari – ma un tempo erano molto visitate da turisti e locali, ora cerchiamo di preservarle. Ukko è l’isola più misteriosa, era frequentata nell’antichità dai Sami per celebrare riti propiziatori. Sull’isola-cimitero di Hävdieennâmsuálui, sono custodite invece le spoglie di centinaia di Sami: un tempo erano sepolti qui grazie all’assenza di animali selvatici che avrebbero potuto profanare i corpi ma anche per la composizione del terreno sabbioso, facile da scavare. Oggi è illegale seppellire i morti sull’isola”.
Quasi nessuna crociera percorre interamente il lago nella sua lunghezza, ben 80 km, ma la maggior parte dei tour organizzati propongono itinerari di circa 10 km concentrandosi nell’area delle due isole sacre e in alcune isole vicine dove ci sono cottage frequentati d’estate e spiagge balneabili. Mentre d’inverno le fredde isole sono disabitate.
Una camera doppia del Wilderness Hotel Juutua a Inari
Inari: dove dormire e mangiare nel segno della natura
Nella capitale culturale dei Sami la natura regna incontrastata anche a tavola. La massima espressione della cucina locale si assaggia accomodandosi negli eleganti ambienti del pluripremiato ristorante Aanaar sotto l’egida dello chef Heikki Nikula che si destreggia con eccellente disinvoltura tra carpaccio di renna marinato alle erbe con finferli sottaceto, gel di mirtilli rossi, maionese all’abete rosso e tartare di carote reidratate accompagnate da chips di carote soffiate, gel di verbena, emulsione di ortica e olio di cenere di porro. Non sono da meno i dolci, che includono golosità artiche come sorbetto di betulla, bavarese con liquirizia salata e pasta sfoglia all’olivello spinoso, crema al caffè, gel e parfait di lampone. La prenotazione è obbligatoria.
Il ristorante si trova all’interno del Wilderness Hotel Juutua, elegante struttura lungo il fiume Juutua con spaziose doppie arredate in legno e una bella sauna finlandese. La struttura organizza un ricco calendario di attività estive e invernali. Nella bella stagione le attività includono crociere verso l’isola di Ukko, visite guidate al Museo Siida, workshop di artigianato Sami, escursioni e trekking nel vicino Parco nazionale di Lemmenjoki e visite ad allevamenti di husky.
Cosa fare a Kirkenes, la terra dei Sami norvegesi al confine con la Russia
Proseguendo verso Nord-Est, a circa 200 km dalla finlandese Inari, si raggiunge un’altra roccaforte della cultura Sami: la norvegese Kirkesenes, cittadina situata nella contea del Finnmark, la meno popolosa di tutta la Norvegia. Affacciata sul gelido mare di Barents, dove neanche i locali osano fare il bagno per le temperature proibitive (dai 10 ai 12 gradi), Kirkenes è una meta gettonata da quanti cercano attività estreme circondati dalla natura. Qui si può dormire anche d’estate in un hotel realizzato interamente di ghiaccio, ancora qui si può partecipare ai cosiddetti King Crab Safari, tour in barca e sessioni di pesca del costoso e gigante granchio reale.
In questa terra, incastonata a soli 10 km dalla Russia – delimitati dal fiume Paatsjoki – e a 15 km dalla Finlandia, i confini diventano labili, politicamente decisi e contesi negli anni, nonostante per il popolo Sami siano delle linee tracciate per dividere un’unica grande terra che loro chiamano Sápmi. Lo si scopre al The Borderland Museum, museo dedicato alla storia di Kirkenes e del triplice confine su cui è nata la città.
Il Museo del Confine a Kirkenes
The Borderland Museum, a 69 gradi di latitudine nord
Sorta come insediamento minerario, la città di Kirkenes sorge a 69 gradi di latitudine nord, ben al di sopra del Circolo Polare Artico e a soli 10km dal confine russo.
Un confine stabilito nel 1926 ha obbligato all’epoca il popolo indigeno e nomade dei Sami a scegliere “da che parte stare”. Se diventare in sintesi cittadini russi o norvegesi. A ripercorrerne oggi tutta la storia sono le testimonianze e i reperti raccolti all’interno degli spazi del The Borderland Museum, fotografie d’epoca, oggetti d’uso quotidiano, ma anche strumenti bellici della Seconda Guerra Mondiale.
“Nel 1926 molte famiglie Sami sono state separate da un confine prima inesistente – spiega Berit Nilsen, direttrice del Museo – sia la Russia sia la Norvegia permettevano però agli abitanti delle città di confine come Kirkenes e la russa Nikel’ di varcare la linea di demarcazione senza il visto ma con un particolare border citizen certificate. Dopo la pandemia e la guerra la situazione è diventata però molto più complessa. Questo museo si pone l’obiettivo di far riflettere non solo sul concetto di confine ma di come questo sia percepito e vissuto dalla popolazione Sami”.
La guida Knut Rollstad durante il King Crab Safari a Kirkenes
A caccia di granchi reali nel Mare di Barents
Sotto il sole della lunga notte artica si ascoltano anche le storie dei pescatori. Pescatori abituati al rigore delle acque del mare di Barents, gelide ma sorprendentemente ricche di vita marina. Dai merluzzi ai gamberetti boreali.
“Negli anni ’60 la ricchezza e la biodiversità del mare è scomparsa all’improvviso – racconta Knut Rollstad, ex addetto alla sicurezza che si è trasferito a Kirkenes dalla più calda Kristiansand, nel sud della Norvegia – I pescatori non riuscivano più a mantenersi a causa di un’anomala invasione di granchi reali giganti, specie estremamente invasiva e aggressiva, introdotta artificialmente dall’Unione Sovietica nel mare di Barents per dare sostentamento alla popolazione”.
Solo dopo diversi anni i pescatori locali hanno scoperto che quel granchio prodigioso arrivato dalla remota regione della Kamchatka (e che rubava loro tutto il pescato) non era solo gustoso e nutriente ma estremamente costoso al di là del confine.
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Oggi a disciplinarne la pesca, tutelarne la riproduzione, la conservazione e a monitorarne i prezzi da capogiro (che superano anche i 120 euro al chilo) è intervenuto il governo norvegese. “Per pescarli regolarmente bisogna avere una licenza e soprattutto ogni volta che si pesca un esemplare bisogna dichiararlo, un cittadino può pescare per se stesso solo 10 granchi reali all’anno – racconta Knut mentre estrae dalla rete posizionata al mattino un grosso esemplare di circa 3kg – D’estate, quando peschiamo le femmine le rilasciamo in mare perché custodiscono migliaia di uova ed è importante tutelare la riproduzione della specie”.
Ascoltando le parole di Knut, mentre si solcano in barca le gelide onde del mare di Barents sferzate dal vento, si scopre che questi crostacei giganti del mare sono in grado di mangiare qualsiasi cosa. Dai pesci alla frutta. I king crab non hanno altri predatori naturali, solo noi, e sono in grado di divorare qualsiasi elemento finisca nel fiordo, immobilizzandolo con la loro chela gigante.
Il ristorante On The Other Side ricavato dentro una barca
Le escursioni guidate da Knut sono organizzate dallo Snow Hotel di Kirkenes e durano in media 3 ore. Si esce in barca con la tuta termica e idrorepellente, si percorre il fiordo fino al punto in cui è stata posizionata la trappola, si avvistano dalla nave alcune postazioni belliche russe della Seconda Guerra Mondiale, poi si raggiunge il ristorante On the Other Side. Una caratteristica barca da pesca ancorata sulla riva e trasformata in un punto di ristoro.
Qui il granchio gigante viene cucinato al vapore per preservarne il delicato aroma: “si mangiano solo le enormi chele – racconta Knut – il corpo non è edibile”. Al ritorno, all’orizzonte ci sono i pescherecci russi intenti a raccogliere i granchi dalle reti: “ci sono accordi precisi tra i due Stati che disciplinano la pesca dei granchi – spiega Knut – e in questo tratto di mare di Barents i confini sono labili e arbitrari”. Come in tutta la grande terra lappone, sostengono i Sami.
Presso lo SnowHotel Kirkenes anche d’estate si dorma in camere di ghiaccio a -4 gradi
Notti polari nell’hotel di ghiaccio di Kirkenes
Tour in slitta d’inverno, trekking guidati dagli husky d’estate, King Crab Safari, floating (galleggiamento con tute termiche) nel mare di Barents, attività didattiche con le renne e giornate immersive in compagnia dell’artista Sami John Henrik Mienna – uno dei dei 10.000 Sami che ancora oggi vivono in pianta stabile a Kirkenes – per scoprire tutti i dettagli del popolo indigeno locale. Lo Snowhotel Kirkenes non è una struttura turistica come le altre ma un’esperienza di lusso dove sperimentare a 360 gradi la magica atmosfera artica e la sua selvaggia natura.
Si scopre varcando la soglia dello Snow Bar, interamente costruito di ghiaccio, dove sorseggiare un drink prima di addormentarsi nello Snowhotel: 13 camere scolpite nel ghiaccio (6 doppie, 7 familiari, per un totale di 39 posti letto) dove la temperatura costante è di -4 gradi. Per “superare” la notte, la struttura equipaggia gli ospiti di un sacco a pelo termico, resistente fino a -30 gradi, di un sacco lenzuolo, calze termiche e passamontagna. Poi ci si accomoda su lastre di ghiaccio ricoperte di pelliccia di renna.
Camera di ghiaccio dello SnowHotel di Kirkenes
Un’esperienza da provare almeno una volta nella vita: la maggiorparte dei turisti che si cimentano nell’impresa hanno la possibilità di dormire una notte nello SnowHotel e di trascorrere poi le altre all’interno di confortevoli e caldi chalet in legno che strizzano l’occhio all’architettura tradizionale dei capanni da caccia e da pesca della zona.
Cena al “Låven”, ristorante affacciato sul fiordo
Tra le esperienze da non perdere all’interno dello SnowHotel Kirkenes c’è anche quella gastronomica, servita all’interno del ristorante Låven. L’arredamento è moderno, scaldato da dettagli tradizionali e da una vista impareggiabile sul fiordo di Kirkenes. Il menù è una celebrazione degli ingredienti locali con un tocco di contemporaneo estro: dal salmerino artico alla zuppa o tartare di renna, fino al merluzzo del mare di Barents. C’è persino la panna cotta con i mirtilli e la torta di rabarbaro.
Come arrivare nella Terra dei Sami
La compagnia di bandiera finlandese, Finnair, collega Ivalo a Kirkenes
Raggiungere le terre dei Sami oggi non è più così complesso. Dopo 70 anni dal lancio del suo primo volo verso Ivalo (era il 18 giugno 1955), che ha permesso ai turisti di conoscere ed esplorare la Lapponia settentrionale, la compagnia di bandiera finlandese Finnair ha inaugurato a maggio il nuovo collegamento con la località norvegese di Kirkenes. L’inaugurazione amplia ulteriormente le possibilità di raggiungere le remote destinazioni sopra il Circolo Polare Artico, spesso percepite come proibitive (anche per i costi) dai viaggiatori.
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La tratta da Helsinki a Kirkenes via Ivalo (la durata del volo è di circa 3 ore) è in calendario tre volte alla settimana ed è operata con un aeromobile ATR da 68 posti. Un traguardo importante per la compagnia finlandese, da sempre impegnata nel collegare i viaggiatori con la natura e la cultura della Lapponia.
“Siamo lieti di introdurre una destinazione che rafforzerà ulteriormente il nostro già ampio network nella regione artica. La nuova rotta permette un collegamento agevole per i clienti che viaggiano verso la Norvegia settentrionale, rendendola facile e veloce da raggiungere da Helsinki”, ha spiegato Ole Orvér, Chief Commercial Officer di Finnair.
Nella programmazione invernale 2025–2026, Finnair effettuerà inoltre fino a 72 voli settimanali per Rovaniemi, 41 per Kittilä e 33 per Ivalo, per rispondere alla crescente domanda dei viaggiatori attratti dalla natura e dalla cultura lappone. Tariffe per Ivalo da Milano Malpensa: da 266 euro A/R; tariffe per Kirkenes da Milano Malpensa da 206 euro solo andata.

