(di Francesco Gallo)
“Era già tutto previsto”, come dice
la canzone di Riccardo Cocciante, ovvero che il Superman di
James Gunn, in sala da domani distribuito da Warner Bros.
Pictures., sarebbe stato il racconto di un inedito superhero,
molto empatico, estremamente gentile e con un’innata fiducia
nella bontà degli uomini. Tanto che c’è stato già chi aveva
parlato, rompendo l’embargo che proteggeva il film, di un
Superman campione di Superwoke, certamente non amato da Donald
Trump. Di fatto l’uomo d’acciaio di Gunn è forse davvero troppo
perdente per gran parte del film e solo alla fine si riscatta,
ma non troppo.
Coinvolto in conflitti all’estero e in patria, le azioni di
Superman (David Corenswet) per proteggere l’umanità vengono
infatti a un certo punto messe in discussione e la sua
vulnerabilità permetterà al miliardario della tecnologia e
maestro dell’inganno Lex Luthor (Nicholas Hoult) di sfruttare
l’opportunità per eliminarlo una volta per tutte.
Tra le accuse al supereroe intanto il fatto che è un alieno,
comunque un immigrato, e ancora peggio che la sua mission sulla
terra non è affatto quella di servire l’umanità.
Dalla sua parte c’è però l’intrepida reporter del Daily Planet,
Lois Lane (Rachel Brosnahan), con la quale condivide il lavoro,
e l’aiuto di altri metaumani di Metropolis, esattamente il trio
della Justice Gang e del compagno a quattro zampe,
l’incontenibile Krypto.
Perché tutta questa bonarietà in Superman? Le ragioni le
spiega nelle sue note lo stesso Gunn: “Mi sono innamorato del
personaggio di ‘All-Star Superman’ (miniserie a fumetti di Grant
Morrison del 2005) . Per me ha mostrato, meglio di altri, come
Superman era un tipo bonario, con la mascella in fuori, sempre
pronto a fare la cosa giusta, entusiasta, incredibilmente puro”.
E ancora il regista che dal 1º novembre 2022 è anche
co-presidente, co-amministratore e direttore creativo dei DC
Studios: ” Ho adorato la bontà che Grant Morrison ha attribuito
a questo personaggio che per me è stata di grande ispirazione ed
è diventato il fondamento del Superman di questo film. L’ho
reso così meno potente, incapace di far tornare indietro il
mondo nel tempo e non prende a pugni i pianeti. Certo è molto
forte, può sollevare un grattacielo, ma non è completamente
invulnerabile. All’inizio del film vediamo un Superman che
sanguina. Quando ho immaginato questa scena, ho pensato: ‘Come
siamo arrivati ;;a questo punto?’.
Va detto che il film che mette in campo, insieme ai molti
cattivi, anche la cattiveria dei social e la guerra virtuale dei
droni e ambientazioni dark, ha dietro la macchina da presa
appunto Gunn affiancato da collaboratori abituali, tra cui il
direttore della fotografia Henry Braham, la scenografa Beth
Mickle, la costumista Judianna Makovsky e il compositore John
Murphy, insieme al compositore David Fleming e ai montatori
William Hoy e Craig Alpert. Budget del film circa 250 milioni di
produzione e poco meno di 400 milioni di dollari compreso il
marketing.
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