Intanto bisogna fare ordine. Art Basel ti riempie così tanto di stimoli, di incontri, di meraviglia che c’è bisogno di far sedimentare, di unire i puntini. Si dice che sia la regina delle Fiere dell’Arte, ma, un po’ come è successo con il Salone del Mobile di Milano, la Fiera va ben oltre se stessa: invade la città, la riempie di ospiti internazionali e offre tutto quello che può, anche di più.
E allora, cercando appunto di organizzare i pensieri, ecco quello che ci è rimasto negli occhi, nella testa e nel cuore di questa edizione di Art Basel 2025.
1 – Prima ancora di entrare
Messeplatz, la piazza davanti all’ingresso principale della fiera, è diventata un’opera d’arte totale, con un’installazione monumentale dell’artista tedesca Katharina Grosse. Ci si ritrova nel mezzo di pennellate giganti fucsia e bianche: questo è un bel benvenuto, non solo perché ti immerge nel contesto artistico, ma perché cambia faccia a uno spazio pubblico che così diventa davvero speciale, mai visto prima.
Jens Ziehe/Photographie
2 – L’ingresso con Marinella Senatore
A parte la bellezza estetica di quella luminaria circolare, una gigantesco merletto fatto di lampadine, il messaggio è un mònito, una speranza, un consiglio, una confessione detta in 34 metri di opera d’arte: «I’m contain multitudes. We rise by lifting others» («Contengo moltitudini. Ci eleviamo sollevando gli altri»). Teniamolo lì, perché è davvero un grande insegnamento, qui espresso in modo meraviglioso.
L’opera di Marinella Senatore, all’ingresso di Art Basel.
Nici Jost
3 – La natura siamo noi
L’arte lo dice bene, perché lo fa sentire senza troppi spiegoni moralistici: la natura siamo noi, non c’è distinzione, siamo interconnessi. Quello che è umano è naturale e la natura chiede collaborazione. Ci sono alveari all’interno di sculture (Anna Hulacova), ci sono bachi da seta che lavorano tra finestre decorate (Liang Shaoji), ci sono conchiglie che sorreggono coralli di cera (Mark Hanforth), cortecce che fanno da base a statue in bronzo (Harumi Klossowska de Rola), sassi con gli spaghi (Seung-taek Lee), legnetti tra reti metalliche (Su Xiaobai), foglie con ricami (Susanna Bauer) e fieno dentro dei tubi di vetro (Monika Hardy). La natura entra così nei manufatti.

